I know you really want to tell me goodbye

22090113_10214519455566950_8503310618986177984_nQuando negli anni ottanta ho ceduto e infine mi sono comprato un lettore cd (allora sembrava inevitabile la fine del vinile sostituito dalla nuova, meravigliosa – ehm – tecnologia), per primi ho preso tre dischi per me fondamentali.
‘Shadows and Light’ il live che è uno dei momenti più alti della “santa protettrice del Taxigiallo“.
‘The River’ che, piccola scaramanzia, in cassetta suonava sulla strada per andare a Pavia ogni volta che dovevo fare un esame.
E ‘Damn The Torpedoes’, il disco con cui Tom Petty ha svoltato in tutto il mondo, dopo un esordio solidissimo quando lo classificammo velocemente, e sbagliando parecchio, nel grande calderone allora etichettato “punk/new wave”, banalmente per via del giubbotto di pelle nera e della cartucciera della foto di copertina, anche se ‘American Girl’ ci diceva già chiaramente che si trattava di tutt’altro.

Se le chitarre sono sexy come e più di una bella donna (e lo sono, oh se lo sono), allora la Rickenbacker è Michelle Pfeiffer con dodici corde.
La Rickenbacker è la chitarra che suona jingle-jangle. I dischi di Tom Petty (con gli Heartbreakers che non dobbiamo dimenticarci, perché anche loro stanno nell’assoluta nobiltà rock’n’roll, lì insieme a The Band e alla E-Street Band come migliore gruppo di accompagnamento – che è un grande complimento, sia chiaro), ecco i dischi del primo Tom Petty suonano jingle-jangle (lo so, lo so, c’è di mezzo anche il “southern rock” ma io li sento così). Senza di lui la maggior parte delle migliori band degli anni ottanta avrebbe suonato diversamente, e sarebbe stata senz’altro meno affascinante.

C’è un film che sta nella piccola storia del cinema degli anni novanta tra i più grandi insuccessi, e tra i più stroncati dalla critica che ne parla come di “Waterworld senz’acqua” quando cita i fallimenti di Kevin Costner.
Si chiama ‘L’uomo del giorno dopo’ da noi. In originale, come spesso mal tradotto, ‘The Postman’.
Io lo adoro.
A un certo punto Kevin Costner incontra, in questa America post-atomica, il sindaco di Bridge City.
Il dialogo è breve e pieno di humour…
“Ti conosco. Tu sei famoso.”
“Una volta lo ero… qualcosa del genere…” risponde Tom Petty, forse interpretando sé stesso.

stevie nicks & tom pettyCome sempre in questi casi, credo che il ricordo da conservare siano le canzoni, quindi: grazie Tom Petty per “Breakdown”, la già citata “American Girl”, tutte quelle di ‘Damn The Torpedoes’ e poi tutte quelle di ‘Hard Promises’ (che per me è ancora più bello del precedente oltre ad avere una delle più belle copertine di album di sempre), e “Spike”, “A Face in the Crowd”, “Into the Great Wide Open”, “Mary Jane’s Last Dance”, “You Don’t Know How It Feels”, “It’s Good to Be King”, “Honey Bee” e quelle che ho dimenticato di elencare.
Ho letto che scrivevi le migliori frasi di apertura delle canzoni. Cosa dire di “My sister got lucky, married a yuppie (mia sorella è stata fortunata, ha sposato uno yuppie)”da ‘Yer So Bad’?
E poi quelle, indimenticabili, che hai scritto per donne che non hanno mai cantato canzoni così belle, la “Ways to Be Wicked” per Maria McKee e “Stop Draggin’ My Heart Around” per la strega Stevie.
Ah, anche la piccola, incantevole Sharon Van Etten ne ha fatto una cover che non smetterei mai di ascoltare…

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