John Lennon patriota europeo

Nell’iniziativa di un partito politico in declino che ha trasformato la festa della liberazione del 25 aprile in “blu, blu, l’amore è blu” mi ha colpito, tra altri analoghi (e pure più infelici) il cartello “John Lennon patriota europeo”.

Da fervente beatlesiano ci ho pensato e…

John Lennon cresce negli anni quaranta a Liverpool, suo papà se ne è andato, lui sta soprattutto con la zia Mimi, sua mamma muore investita. In questo periodo, sostanzialmente, dell’Europa non gliene frega niente.

Incontra un ragazzino mancino, Paul, tutti e due suonano la chitarra e gli piace il rock’n’roll. In questo periodo, sostanzialmente, dell’Europa non gliene frega niente.

Diventa Beatle John. Le ragazze urlano, piangono, si strappano i capelli mentre lui e gli altri tre Beatles suonano. In questo periodo, sostanzialmente, dell’Europa non gliene frega niente.

Incontra un’artista d’avanguardia giapponese, si amano, diventa eroinomane, fanno manifestazioni per la pace stando dentro a sacchi o nel letto. In questo periodo, sostanzialmente, dell’Europa non gliene frega niente.

Si sciolgono i Beatles, lui e l’artista d’avanguardia giapponese vanno a New York dove frequentano ambienti radicali. In questo periodo, sostanzialmente, dell’Europa non gliene frega niente.

L’artista d’avanguardia giapponese lo butta fuori di casa, va a Los Angeles, si ubriaca per diciotto mesi. In questo periodo, sostanzialmente, dell’Europa non gliene frega niente.

L’artista d’avanguardia giapponese lo riprende in casa, hanno un figlio, lui per alcuni anni fa il papà. In questo periodo, sostanzialmente, dell’Europa non gliene frega niente.

Torna a suonare, indovinate? Con l’artista d’avanguardia giapponese. Incidono un disco insieme ma un pazzo gli spara, l’8 dicembre 1980, e quarantenne muore “John Lennon patriota europeo”.

Una nuova cassiera sostituiva la prima (Boogie)

Ogni serata ha la sua canzone. Questa è perfetta per un incontro triste e stanco in un giardino adattato a dancing, decaduto sufficientemente male, con le luci troppo alte per aiutare il pesante trucco sul volto degli avventori a nascondere rughe, zampe di gallina e altri vari sfregi del tempo andato.
E molte signore, poi, come quasi sempre succede nei dancing, sfoggiavano scarpe troppo volgari, che facevano capire bene quanto facilmente sarebbero andate via col primo che osasse essere sfacciato.
Ah, sì, c’era anche quello vestito troppo elegante, e troppo preso dal credere nella propria vana bellezza, facilmente smascherato dal contesto mediocre.
La canzone è perfetta, dicevo. O quasi.
“Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti”, infatti, purtroppo, è un finale troppo consolatorio.