Nessun rimpianto, coyote

…per quanto tu possa avvicinarti alle ossa, alla pelle,
agli occhi, alle labbra
e comunque sentirti così solo…

Coyote and snow drifts pano

Pensavo di dover scrivere un post sulla morte della Santa protettrice del taxigiallo (meglio, ho già cercato di iniziare il suo coccodrillo) che non se la passa benissimo, non pensavo di scriverlo per Sam Shepard.
Neanche sapevo che fosse affetto dal “morbo di Gehrig”, se devo dire.

Abbiamo visto una fattoria bruciare
Nel bel mezzo del nulla
Nel mezzo della notte
E abbiamo proseguito oltre quella tragedia…

“Tutti noi vorremmo essere qualcun altro, almeno in un qualche momento della vita, vero? – scrivevo tempo fa
(Semmai dovremmo chiederci seriamente come stanno andando le cose se volessimo essere qualcun altro sempre, senza apprezzare neanche un istante da “sé stessi”.)
Io, dovendo scegliere qualcun altro da essere, avrei scelto Jackson Browne. O Sam Shepard. O un incrocio tra i due, meglio ancora.”

Non sto certo a spiegare chi era Sam Shepard, e credo sia facile anche capire perché molti uomini (immagino) avrebbero voluto essere lui.
Le ragioni, quelle visibili, per me sono la sceneggiatura di  ‘Paris, Texas’ (ancora più di quella di ‘Zabriskie Point’, anche per banali ragioni generazionali), i ruoli interpretati in ‘The Right Stuff’ – Uomini veri (come avevo spiegato) e in ‘The Only Thrill’ – Amori sospesi (per ragioni tutte mie che non spiegherò mai), prima ancora di quello che ha scritto, mentre ‘Motel Chronicles’ è lì, sul mio comodino, in quella pila di libri ogni giorno più alta, a tenermi compagnia.
E, certo, Coyote

Coyote è nella caffetteria
Sta fissando un buco nelle sue uova strapazzate
Annusa il mio profumo sulle sua dita
Mentre sta guardando le gambe della cameriera
Lui è troppo lontano…

Non sono riuscito a trovare neanche una fotografia di Sam Shepard insieme a miss Joni, che ha scritto per lui (almeno così dice la leggenda) la meravigliosa Coyote.
Invece numerose e bellissime, più ancora di quelle con la sua storica compagna Jessica Lange, sono le fotografie insieme a “santa Patti”, le fotografie della loro storia d’amore e, perfino più belle, le fotografie delle volte che si sono ritrovati (guardatelo, a proposito, se vi capita, Amori sospesi).

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Cane mangia produttore

Ho trovato questo video, in cui la Santa protettrice del taxigiallo, qui, interpreta una sua canzone anni ottanta.
Versione per solo piano che la rende una perla, tanto più nel raffronto con quella prodotta all’epoca, secondo la moda (tremenda) del momento che prevedeva troppi suoni, sintetici, e modaioli.
Val la pena di guardarlo, perché:
– intanto aiuta a ricordare (a me e a chi come me la adora) la ragione per cui miss Joni è la Santa protettrice del taxigiallo, qui
– restituisce anche a una canzone “minore” del suo repertorio la magia che solo una canzone che è una perla ci sa dare

 

O me qui, men che meno

10247277_332415813630530_2494184668563867913_nOggi Samantha Cristoforetti ha scattato e pubblicato le sue prime fotografie dell’Italia dallo spazio. A me ha fatto venire in mente la vecchia, struggente, canzone di Miss Joni (la santa protettrice di questo taxigiallo, come noto):

And you couldn’t see a city
On that marbled bowling ball
Or a forest or a highway
Or me here least of all
You couldn’t see these cold water restrooms
Or this baggage overload
Westbound and rolling taking refuge in the roads

(E non potevi vedere una città, su quella palla da bowling marmorea, o una foresta, un’autostrada. O me qui, men che meno. Non potevi vedere questi bagni con l’acqua fredda, o il carico di bagagli. Mentre diretta a ovest, mai ferma, mi rifugio nelle strade)

Joni Mitchell – Refuge Of The Roads from JoniMitchell.com on Vimeo.

Le canzoni sono come tatuaggi

Joni&Graham571

Ancora succede, ne sono certo. Di innamorarsi di una canzone, e del sorriso e dello sguardo di chi la sta cantando.
Di capire profondamente il perché, poi, ci si innamora di chi la canta, quella canzone.
Tra le grandi storie d’amore della musica con cui sono cresciuto (John e Yoko naturalmente già erano le divinità del genere) ce ne sono un paio che riascolterò sempre, proprio come i long playing che continuano a raccontarmele.
Una è quella romantica di GP e Emmylou.
L’altra finì con un telegramma: “Se stringi la sabbia troppo forte, scivolerà attraverso le tue dita.”
Anzi, non finirà mai. Come le canzoni che la raccontano.
O come una fotografia di lei, di miss Joni, che per lui, per Willy, è ancora la più bella che ha mai scattato…

Joni Mitchell Graham Nash
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