Ci è stato dato bel tempo

Torna il mio (quasi) tradizionale post agostano sulle serie tv.
Dopo Tu.Sei.Numero.Sei e Alcune bambine crescono desiderando un pony.
Questa volta (anche) sotto forma di playlist di Spotify

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E le serie sono:
Nolite te bastardes
The Handmaid’s Tale è una delle più belle degli ultimi anni, o forse di sempre, e sta diventando un fenomeno di costume (non qui da noi, anche perché è semisepolta su Tim Vision). Orange Is The New Black sta diventando un ergastolo per la protagonista, che pure aveva solo una breve condanna da scontare, all’inizio. True Detective meravigliosa nella prima stagione, meno nella seconda ma con la sigla iniziale di Leonard Cohen mozzafiato. ‘Paradise Circus’ apriva la già citata Luther, che di canzoni da ricordare ne aveva un canestro pieno (ma la regola qui è, rigorosamente: una sola canzone per serie, una sola canzone per musicista). ‘Edelweiss’ stava in un film famosissimo e adesso apre The Man In The High Castle, che ha un papà nobilissimo in Philip Dick, e ricostruisce un mondo ucronico parecchio affascinante.

Le lacrime di Nora
Le canzoni da piangere vengono da This Is Us in cui ad ogni puntata – infatti – si piange, da una serie di Shonda in cui ad ogni puntata qualcuno muore o ci va molto vicino (il meglio è quando qualcuno muore ma poi no), da Secrets and Lies dove non sapremo mai se Cornell è morta o poi no. E dalla serie delle serie, nella stagione delle stagioni (la terza e ultima), con l’immenso dolore di Nora, il personaggio dei personaggi.

Per quattro biglietti di banca
Fargo sarebbe bellissima anche senza il Minnesota? E: un territorio può essere candidato per un Emmy come protagonista, vero?
Tutte domande senza risposta, come quella che mi faccio fin dall’inizio guardando Billions (è sulla moglie del personaggio interpretato da Paul Giamatti, nel caso foste curiosi). Invece: chi non vorrebbe essere – almeno per qualche giorno, Wags?
Ultima domanda: come si fa a pensare di ambientare una serie di successo nel Minnesota? A questa aveva già risposto Mary Tyler Moore tanti anni fa, e la sigla della serie è rigorosamente nella cover degli Hüsker Dü (già, come si fa a diventare una delle band più importanti di sempre nel Minnesota?)

Bonus track
Visto che su Spotify non si trova, ecco il video di ‘Container’, sigla di The Affair, che terminerà dopo cinque stagioni senza che nessuno abbia davvero capito la ragione per cui la guarda. A parte Ruth Wilson, naturalmente. E la canzone, fantastica, di Fiona Apple.

Anche se ogni stagione dovrebbe sempre chiudersi con una domanda la cui risposta è lasciata, ansiosamente, all’inizio della successiva, e avevo chiuso la scorsa stagione sulle serie tv nel dubbio se ci sarebbe stata una terza, stavolta posso già confermare che ci sarà una quarta. Anche perché neanche questa volta ho scritto di Taxi.

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