Come Smith e Carlos?

Ho scritto delle ‘Istantanee da Rio‘ su [Lettera 32] in chiusura dei Giochi Olimpici, ma credo sia giusto aggiungerne un’altra ancora, perchè la protesta di Feyisa Lilesa, secondo nella maratona per l’Etiopia, che ha fatto conoscere al mondo col suo gesto quello che sta subendo la popolazione degli Oromo (lui con ogni probabilità dovrà diventare un rifugiato, perché se tornasse a casa rischia la morte), é stata come il pugno nero sul podio di Tommie “Jet” Smith e John Carlos a Messico ’68. Anzi, sarei curioso di sapere se in futuro verrà ricordata allo stesso modo, anche se temo di no, perché sono altri tempi e l’Etiopia non è gli Usa.

I corridori degli altipiani

Uno dei momenti più toccanti della cerimonia inaugurale dei Giochi di Rio è stata la premiazione di Kipchoge Keino. L’ex atleta, che a 76 anni ha corso nello stadio a un passo che chi scrive (ma immagino anche parecchi tra i lettori) avrebbe faticato a reggere, oggi è soprattutto un benefattore, con le sue scuole in cui offre un futuro a tanti orfani del Kenya, ma un tempo è stato pioniere…

…queste donne e questi uomini vincano tutte le corse sulla lunga distanza, e se non è l’altura, se non è la genetica, se non è l’alimentazione da bambini, allora sarà perché quegli altipiani sono come la Nuova Zelanda per il rugby, un posto magico.
Dove crescono correndo i “nipotini” di Kip Keino, che vengono dal Kenya, o gli etiopi, molti dei quali vengono da Bekoji, un villaggio con meno di 20mila abitanti, tutti velocissimi (quasi) come Kenenisa Bekele, l’erede dell’altrettanto leggendario Haile Gebrselassie, o le tre sorelle Dibaba, otto medaglie in tutto finora, e il conto salirà vedrete.

(tutta la storia, in cui si racconta anche della maratona più bella di sempre, e del 10.000 più beffardo di sempre, la leggete su Lettera 32)