15th and L

woodstein3

Quando l’elicottero si alzò, dalla loro sede, quella storica tra la 15esima e la L, sicuramente ne sentirono il rumore delle pale.
washpostL’elicottero che portava via Dick Nixon dalla Casa Bianca. Che è lì, a pochi passi dalla loro storica sede.
La sede del giornale su cui scrivevano due giovanotti che sono diventati leggenda (per la mia generazione, almeno).
Sì, proprio loro, quelli che scoprirono lo scandalo Watergate, e tutto il cinema (pure in senso letterale) che ne seguì.

Ora il Washington Post si sposta, lascia la sede tra la 15esima e la L, va a stare un paio di isolati più in là, e al suo posto arriva Fannie Mae (la ricordate? Ebbe il suo discutibile momento di fama all’inizio della terribile crisi finanziaria di cui ancora non è che ci siamo liberati. Una crisi che purtroppo non ha avuto giornalisti così accaniti a indagarla, temo).
Segno dei tempi, no?
Un addio, quello del Washington Post alla sede al 1150 della 15th Street NW che si è trasformato in una celebrazione emozionale, con tanto di parete di graffiti. E anche loro a firmarla, Bob Woodward e Carl Bernstein, due leggende viventi (per la mia generazione, almeno).

woodstein

Il passo strascicato del nonnino

Jf8w7Finito Canada mi ero ripromesso di chiuderla, con Richard Ford.
Come lui si era ripromesso di chiuderla con Frank Bascombe.
Lui ha cambiato idea, evidentemente, e ho fatto la stessa cosa io.
(Sportswriter è uno dei libri della vita, e i suoi seguiti di conseguenza, per cui Tutto potrebbe andare molto peggio era destinato alla lettura fin dal momento in cui l’editore l’ha stampato).
Ecco, dunque, le mie tradizionali sottolineature, che come sempre avranno un qualche senso compiuto solo per me, immagino:

Forse non tutto è vanità (anche se molte cose lo sono); ma non c’è nulla che metta radici per sempre.

sento il bisogno di alzare più consapevolmente i piedi, quando cammino: perché “il passo strascicato del nonnino” è il segno inconfondibile dell’approccio all’ultimo viaggio. Mi aiuterà anche a non cadere e a non rompermi il culo.

Come nella maggior parte delle conversazioni tra adulti consenzienti, non ci siamo scambiati nulla di particolarmente importante.

e agli apprendisti schiavi della Ernst & Young per farli sembrare colti ai colleghi-rivali nei primi minuti di riscaldamento in ufficio ogni mattina;

Sono in pensione. Sto semplicemente aspettando di morire, o che mia moglie torni da Mantoloking: chi arriverà prima.

meglio non sapere troppe cose. L’assoluta trasparenza è il mito delle classi che si rodono il fegato. Quelli che ignorano la storia non hanno maggiori probabilità di ripeterla di chiunque altro, ma hanno maggiori probabilità di sentirsi meglio a proposito di molte cose.

perché sbolognare alla gente case nei sobborghi di West Windsor in cul-de-sac che una volta erano campi di granturco raramente fa sì che tu venga notato dagli utilizzatori dell’acceleratore lineare di Stanford.

Visitare i malati è proprio un lavoro da prete, non da ex agente immobiliare. I preti hanno qualcosa da portare: cerimonie, distrazioni, qualche battuta stantia e vagamente incolore che conduce al perdono. Io ho solo un cuscino ortopedico.

A mio avviso, noi abbiamo solo ciò che abbiamo fatto ieri, ciò che facciamo oggi e ciò che potremmo fare ancora. Più quello che pensiamo di tutto ciò. Ma nient’altro: niente di duro o che somigli a un nocciolo. Non ho mai visto la prova che esista qualcosa di diverso. Anzi, ho visto il contrario: una vita altrettanto feconda e imperscrutabile, seguita dalla fine.

L’aspettativa, le dissi, era la parte più dura della maggioranza dei compiti difficili

I sogni più brutti che ho fatto erano sempre peggiori delle cose imminenti che li avevano ispirati. Per giunta, i brutti sogni, come quasi tutte le preoccupazioni, non ci dicono mai nulla che non sapessimo e non potessimo affrontare tranquillamente quando la luce è accesa.

L’unica cosa che condividiamo è il clic del riflesso, il cane di una pistola che cade sulla camera vuota del tamburo, come un desperado abbandonato dalla fortuna.

Come la maggior parte della gente, in primo luogo non sono mai stato un grande amico. Per lo più, sono stato un conoscente a tratti adeguato, e questo è il motivo per cui mi piaceva il Club degli Uomini divorziati. Inoltre, vendere immobili è il mestiere ideale per le persone come me, così come scrivere di sport: due attività nelle quali mi sono dimostrato piuttosto bravo. Io sono, dopo tutto, il figlio unico di anziani genitori che stravedevano per me: il non plus ultra delle circostanze familiari di un americano adulto.

finché non arriva The Big One e la qualità della tua vita va a zero in un pomeriggio.

I morti

imageSi lasciò scivolare pian piano sotto il lenzuolo e si coricò vicino alla moglie. A uno a uno sarebbero diventati tutti delle ombre. Meglio passare a miglior vita baldanzosamente, nel pieno splendore di qualche passione, piuttosto che appassire e spegnersi lentamente di vecchiaia. Pensava a come colei che gli giaceva accanto avesse per tanti anni custodito gelosamente nel cuore l’immagine degli occhi del suo innamorato, quando le aveva detto che non desiderava vivere. Lacrime generose riempirono gli occhi di Gabriel. Lui non lo aveva mai provato per nessuna donna, ma sapeva che un sentimento simile doveva essere amore. Le lacrime gli salirono più abbondanti agli occhi, e, nella semioscurità, immaginò di vedere la sagoma di un giovinetto in piedi sotto un albero gocciolante. Altre figure gli erano vicino. La sua anima si era avvicinata a quella regione dove abita l’immensa schiera dei morti. Era consapevole della loro esistenza aerea e incorporea, ma non poteva afferrarla. La sua stessa identità svaniva in un grigio mondo impalpabile: lo stesso solido mondo, in cui questi morti avevano operato e vissuto, si dissolveva e svaniva.
Un leggero picchiare sui vetri lo fece girare verso la finestra. Aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi, argentei e scuri, cadere obliquamente contro il lampione. Era tempo per lui di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali avevano ragione: nevicava in tutta l’Irlanda. La neve cadeva su ogni punto dell’oscura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva lenta sulla palude di Allen e, più a ovest, sulle onde scure e tumultuose dello Shannon. Cadeva anche sopra ogni punto del solitario cimitero sulla collina dove era sepolto Michael Furey. Si ammucchiava fitta sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sui roveti spogli. La sua anima si dissolse lentamente nel sonno, mentre ascoltava la neve cadere lieve su tutto l’universo, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e su tutti i morti.
James Joyce

Nel manicomio di Vrsac

All’università di Oxford, quando dovevo leggere le mie poesie, neanche una persona si faceva viva; a Harvard lapeter reazione era esitante, abulica; nelle scuole medie e superiori europee, statunitensi e canadesi, e iraniane, era invece fervida; solo nel manicomio di Vrsac, nella Serbia, mi hanno capito veramente e si sono goduti le mie poesie fino in fondo

– Peter Russell

 

 

SHANK-LEE, canta incessante la Kop

“Red or Dead” credo sia uno dei testi più di oltranza di questo tempo in cui mi trovo a vivere e David Peace è definitivamente l’artista letterario più cruciale della mia generazione. (Giuseppe Genna)

shanklygateBill Shankly è un comunista, ci ripete in continuazione David Peace. Le maglie del Liverpool Fc sono rosse, ci ripete in continuazione David Peace. Le bandiere del Liverpool Fc sono rosse, ci ripete in continuazione David Peace. Le bandiere dei lavoratori di Liverpool sono rosse, ci ripete in continuazione David Peace. Questa è la storia di Bill Shankly, del Liverpool Fc, dei tifosi del Liverpool Fc e dei lavoratori di Liverpool che scendono per strada con le loro bandiere rosse a festeggiare una vittoria dopo l’altra, sapendo che stanno andando incontro a un’inevitabile sconfitta, ci ripete in continuazione David Peace. Un martello pneumatico che come nella sezione ritmica di un brano degli Einsturzende Neubauten – SHANK-LEE, SHANK-LEE, SHANK-LEE, SHANK-LEE, SHANK-LEE, canta incessante la Kop – sottolinea in maniera ossessiva che David Peace usa Bill Shankly e il Liverpool Football Club, le bandiere rosse del Liverpool Football Club e le bandiere rosse dei lavoratori di Liverpool, per raccontarci del tentativo e del fallimento di un uomo, di una squadra e di una città di realizzare l’utopia comunista. Del tentativo e del fallimento del comunismo.
(dal blog ‘Lacrime di Borghetti‘)

Io ho scritto, sul sito di Amazon (ah, sì, mi hanno regalato un Kindle. Ah, sì, si legge bene assai, col Kindle che mi hanno regalato) una recensione molto più banale, semplice, anche perché lì, sul sito di Amazon quasi tutti i giudizi su questo “Red or Dead” non erano positivi (si legge bene assai, col Kindle, ma al lettore medio che legge – bene assai – col Kindle, non sembra piacere particolarmente, questo “Red or Dead” di David Peace).
Peraltro, è vero che non è un libro per tutti “Red or Dead”. Non scrive libri per tutti, David Peace. Non questo “Red or Dead”, almeno. Non è “Il Maledetto United”, questo “Red or Dead”. “Il Maledetto United” si leggeva in modo più scorrevole di questo “Red or Dead”.
Questo “Red or Dead”. Di David Peace.
Ancor meglio di “Il Maledetto United”, questo “Red or Dead”. Di David Peace.
Ancor meglio di “Il Maledetto United”, che già è uno dei più bei libri sul futbòl mai scritti.
Semplicemente bellissimo, bellissimo.
Scritto meravigliosamente, con un uso del linguaggio magistrale, che davvero ti fa vivere NEL personaggio.
Attenzione: è ben più che un libro sul calcio (lo spiega benissimo nella sua recensione Genna, per esempio), anche se funziona pure per chi lo legge mentre con un occhio sta guardando la Premier (e ovviamente stravedendo per il Liverpool).
Questo ho scritto, in modo molto più banale, semplice, di “Red or Dead”. Uno di quei libri che quando finisci di leggerli per un po’ di tempo non ce la fai a iniziarne subito un altro, perché sai già. Sei sicuro. Sai già che non sarà come leggere questo “Red or Dead”. Questo nuovo, bellissimo, bellissimo libro di David Peace.

Adesso Bill sentì altre voci. Silenziosamente, lentamente. Che iniziavano ad alzarsi, che iniziavano a rimbombare. When you walk through the storm. Altre voci. Hold your head up high. Iniziavano ad alzarsi. And don’t be afraid of the dark. Iniziavano a rimbombare. At the end of the storm. Silenziosamente e lentamente. Is a golden sky. Altre voci, un’altra canzone. And the sweet silver song of the lark. Alzarsi. Walk on, through the wind. Rimbombare. Walk on, through the rain. Silenziosamente e lentamente. Though your dreams be tossed and blown. In tutto lo stadio. Walk on, walk on, with hope in your heart . Giù per il tunnel. And you’ll never walk alone . Nello spogliatoio. You’ll never walk alone . Lo spogliatoio degli sconfitti. Walk on, walk on, with hope in your heart . All’Hillsborough di Sheffield. And you’ll never walk alone . Le voci di Liverpool, una canzone di Liverpool. You’ll never walk alone . E sulla panca, nello spogliatoio degli sconfitti. Ora Bill sentì quelle voci, Bill ascoltò quella canzone. Quelle voci di Liverpool, quella canzone di Liverpool. Le loro voci e la loro canzone. E Bill riaprì gli occhi. Bill cercò di rialzarsi, Bill cercò di rimettersi in piedi. E adesso Bill si rialzò. Adesso Bill si rimise in piedi.

Da qualche parte nel mezzo?

richard ford…è la cosa che vorremmo sapere tutti, che provoca la maggior parte delle nostre preoccupazioni deviate e che temiamo possa essere vera ma sulla quale troviamo impossibile ottenere un’opinione franca del mondo. Sono buono? Sono cattivo? O sono sperduto da qualche parte nel mezzo?
(Richard Ford, Lo stato delle cose)