La banalità del male, versione social

CatturaLo confesso, sono andato a sbirciare le fotografie sulla pagina facebook della madre del ragazzo che ha prima truffato e poi (da quel che leggo sui giornali) ammazzato una donna di meno di 50 anni, sua insegnante, in modo ferocemente crudele.
La pagina delle foto (a parte che mi chiedo come mai sia ancora aperto e visibile l’account di questa signora, riflessione ennesima sull’uso sociale che facciamo di quelli che – appunto – chiamiamo social) mi ha sconvolto tanto quanto leggere le cronache di nera di questa vicenda: c’è la fotografia di solidarietà con il volto ombreggiato dalla bandiera francese, tanti paesaggi di montagna, rose gattini torte di compleanno e regali minuscoli fatti dal figlio piccolo.
Sogni, sorrisi e ricordi di famiglia, mentre si truffa e si ammazza qualcuno: la banalità del male, versione social.

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Iconico

Se è vero, ed è vero, che più e più l’immagine è importante per un leader, ebbene questa immagine definisce un grande Presidente, definitivamente.

Selma-12

Poi, ci sono anche le cose che un leader dice, e il come le dice. Quando a Selma, come recitando un salmo,  inizia frase dopo frase con we:
We are Sojourner Truth* and Fannie Lou Hamer**…
We’re the immigrants who stowed away on ships…
We’re the slaves who built the White House and the economy of the South…
We’re the fresh-faced GIs who fought to liberate a continent…
We’re the firefighters who rushed into those buildings on 9/11…
We are storytellers, writers, poets, artists who abhor unfairness…
We’re the inventors of gospel and jazz and blues…
We are Jackie Robinson***, enduring scorn and spiked cleats…
We are the people Langston Hughes wrote of…
per poi coronare il salmo, in gloria, con:

…perché Selma ci insegna che l’America non è il progetto di una sola persona. Perché la parola più possente nella nostra democrazia è “WE”, “NOI”.
“We The People.”
“We Shall Overcome.”
“Yes We Can.”
Questa parola non è proprietà di nessuno.
Appartiene a tutti.
O, che incarico glorioso CI hanno assegnato, cercare sempre di migliorare questa NOSTRA grande nazione.

ebbene questo definisce un grande Presidente.

Infine, mi piace molto una riflessione sul blog da cui ho ripreso questa immagine, il blog di Pete Souza, che giustamente evidenzia quanto il foto-giornalismo sia fondamentale per renderci vivide le immagini dei fatti della storia (e anche, aggiungo, quelle di un grande leader).

—–
* donna, abolizionista e attivista dei diritti delle donne nel XIX secolo
** donna, attivista dei diritti civili e del diritto al voto
*** primo afro-americano a rompere la “barriera del colore” nel baseball

Il lungo addio

1979_a3967Per intanto però noto che la politica italiana attuale passa attraverso le forche caudine della demagogia, del populismo, di un ulteriore insano scatenamento di ambizioni soggettive, di un’inedita e tuttora crescente supremazia dell’immagine sulla sostanza, di una parossistica selezione dei “personaggi” piuttosto che di opzioni politiche, sociali, culturali. 

(Alex Langer, 1994)

Genova, per me

54820-1…è proprio la Genova di Paolo Conte, perché così me la raccontava, nei suoi sentimenti, mio padre, così l’ho ereditata, così la vivo ogni volta che ho il piacere di andarci
…è anche la Genova della leva proprio in quella Bolzaneto che, anni dopo, sarebbe stata uno dei luoghi dei massacri squadristi del G8
…è, oggi, la città che incredibilmente consegna la sua cultura del lavoro a uno sbirro che rappresenta il peggio dei poteri oscuri che ancora stritolano le nostre città, le nostre terre, il nostro Paese.
Mi unisco, con la mia sottile voce, allo sdegno perfettamente manifestato dagli amici della Comunità San Benedetto al Porto:

…ci chiedono se ci manca Don Andrea Gallo.
Cosa avrebbe detto su l’uno o l’altro argomento.
Non possiamo sapere quello che avrebbe detto esattamente sulla nomina di Gianni de Gennaro a capo della Fondazione Ansaldo, ma possiamo solo sapere che avrebbe saputo risvegliare le coscienze e l’attenzione di molti a Genova e oltre i confini cittadini su questa scelta che ci lascia sgomenti.
Auspichiamo che tanti: persone,cittadini,associazioni,istituzioni,in città e non solo prendano voce, coraggio di opinione.

Nostalgia del futuro, sempre di più

Per fare cosa, poi, di grazia, ci si alleerebbe al centro politico attualmente conosciuto? Per cambiare in profondità questo paese o per conservarne le clientele e accompagnare, ancora per qualche anno, il suo declino?

p4950-620x350Giuseppe Civati lo scriveva nel 2009. Il libro si chiama ‘Nostalgia del futuro’. Fu la mia occasione per conoscerlo. Un incontro casuale, in libreria (l’inconscio funziona, evidentemente, perché io di solito non compero “libri scritti da politici”).
Ci ripensavo ieri, molto apprezzando il suo intervento in una direzione del PD dove si è vissuto “una sorta di incubo tra prima Repubblica e Shining”.
E, accidenti, come un incontro casuale ti cambia la vita. E come sono lieto e sempre più convinto della felicità di quell’incontro.

E se dovessi averne occasione, glielo dirò stasera.
Già che è ad Alessandria, con Daniele Viotti (#nduma).

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