Dulce et decorum est

L’armistizio fu firmato alle 5 del mattino dell’11 novembre 1918, ma la guerra sarebbe finita solo più tardi, all’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese…

Durante la prima guerra mondiale, infine terminata giusto cent’anni fa, durata “un periodo di tempo relativamente breve, quattro anni e tre mesi” che tuttavia “ha ispirato, sconcertato e turbato l’intero secolo che l’ha seguita“, tra le innumerevoli storie (tragiche) dei giovani che l’hanno combattuta molte sono quelle di sportivi.
Ne racconto nella mia rubrica settimanale ‘Lettera 32‘ per CorriereAL.

Giuseppe-Sinigaglia

La prima parte

La seconda parte

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Cartoline dal 1978, Correndo a vuoto

Tre settimane per il crowdfunding editoriale di Correndo a vuoto, già molti ne hanno scritto come potete leggere sotto e il libro si ordina a:

https://bookabook.it/libri/correndo-a-vuoto/

Nella seconda e terza parte (Correndo a vuoto e Tre labirinti, legate alla prima da un “bridge”, per usare un’espressione mutuata dalla musica), Gabriele fa il liceo. Ha la grande passione per la corsa. Crescendo in una città di provincia, quello che succede in quel 1978 è più percepito che vissuto in prima persona. Frequenta, a scuola e fuori, i ragazzi della sinistra, che però non lo considerano dei loro, visto che viene da una tipica famiglia borghese. Suo compagno di banco e migliore amico è Effe, figlio di un operaio di una locale fabbrica in crisi. Quando in classe arriva Nora, tutto cambia.

Correre è da solitari, e anche quando incroci qualcun altro che corre come te, ti scambi al massimo un cenno d’intesa, difficile che ti metti a sprecare il fiato per chiacchierare. Gabriele usciva dal palazzo tra le sei e le sette, mentre la città iniziava a svegliarsi.

“Alessandrini tutti io ve lo consiglio: il libro di Beppe Giuliano Monighini è bello, divertente, c’è tanto di noi della nostra città e molto altro. Credetemi!”
Antonella Mariotti, giornalista ‘La Stampa’

“Correndo a vuoto’ è un libro, è un pezzo di storia italiana, è una Playlist, è un progetto di crowdfunding.
Lasciatevi incuriosire.”
Jacopo Suppo

Cartoline dal 1967, Correndo a vuoto

Siamo nell’ultimo mese del crowdfunding editoriale di Correndo a vuoto, già molti ne hanno scritto come potete leggere sotto e il libro si ordina a:

https://bookabook.it/libri/correndo-a-vuoto/

Nella prima parte (Blowup), ambientata nel 1967, Gabriele attende di
iniziare la scuola elementare, passa l’estate in vacanza con la madre in un paese della riviera ligure mentre il padre lavora e li raggiunge nei fine settimana. Da grande vuole fare il pilota degli aeroplani, l’anno passato diceva il gommista. Ha imparato a leggere prima di iniziare la scuola, gattonando sui quotidiani, e racconta spesso alla mamma o alla nonna una qualche notizia che l’ha particolarmente colpito. Sono proprio le notizie, quello che succede fuori dalla casa in cui vive con loro mentre il padre lavora quasi sempre via, a scandire il racconto di un anno di vita del bambino, figlio unico di una famiglia come tante allora.

 

“Questo libro ha qualche cosa di davvero originale. Colpisce una grandissima attenzione, quasi parola per parola, a mettere in relazione la storia del protagonista con la storia con la esse maiuscola, con le piccole storie dei personaggi.”
Roberto Botta, direttore della biblioteca civica di Casale

“La sua penna dà veramente il meglio, e ‘apre’ con pochi flash incisivi la memoria su un’epoca che si sta inevitabilmente allontanando, e che per il nostro paese è stata certamente irripetibile: passioni, misteri, violenza, ma anche e soprattutto entusiasmo (autentico, spesso anche naif) e voglia di futuro. Un’Italia che oggi ci manca moltissimo.”
Ettore Grassano, direttore di CorriereAL

“E’ un commovente e ironico “amarcord”, ma non solo, quello scritto da Monighini, molti di quella generazione troppo giovane nel ’68 e immersa nei difficili Settanta si ritroveranno con luoghi, cibi, e mamme e nonne un po’ tutte uguali e diverse”
La Stampa Alessandria

Ci è stato dato bel tempo

Torna il mio (quasi) tradizionale post agostano sulle serie tv.
Dopo Tu.Sei.Numero.Sei e Alcune bambine crescono desiderando un pony.
Questa volta (anche) sotto forma di playlist di Spotify

https://open.spotify.com/embed/user/1166932640/playlist/2rGy7FDdI2hQ89fF1N9Tiu

E le serie sono:
Nolite te bastardes
The Handmaid’s Tale è una delle più belle degli ultimi anni, o forse di sempre, e sta diventando un fenomeno di costume (non qui da noi, anche perché è semisepolta su Tim Vision). Orange Is The New Black sta diventando un ergastolo per la protagonista, che pure aveva solo una breve condanna da scontare, all’inizio. True Detective meravigliosa nella prima stagione, meno nella seconda ma con la sigla iniziale di Leonard Cohen mozzafiato. ‘Paradise Circus’ apriva la già citata Luther, che di canzoni da ricordare ne aveva un canestro pieno (ma la regola qui è, rigorosamente: una sola canzone per serie, una sola canzone per musicista). ‘Edelweiss’ stava in un film famosissimo e adesso apre The Man In The High Castle, che ha un papà nobilissimo in Philip Dick, e ricostruisce un mondo ucronico parecchio affascinante.

Le lacrime di Nora
Le canzoni da piangere vengono da This Is Us in cui ad ogni puntata – infatti – si piange, da una serie di Shonda in cui ad ogni puntata qualcuno muore o ci va molto vicino (il meglio è quando qualcuno muore ma poi no), da Secrets and Lies dove non sapremo mai se Cornell è morta o poi no. E dalla serie delle serie, nella stagione delle stagioni (la terza e ultima), con l’immenso dolore di Nora, il personaggio dei personaggi.

Per quattro biglietti di banca
Fargo sarebbe bellissima anche senza il Minnesota? E: un territorio può essere candidato per un Emmy come protagonista, vero?
Tutte domande senza risposta, come quella che mi faccio fin dall’inizio guardando Billions (è sulla moglie del personaggio interpretato da Paul Giamatti, nel caso foste curiosi). Invece: chi non vorrebbe essere – almeno per qualche giorno, Wags?
Ultima domanda: come si fa a pensare di ambientare una serie di successo nel Minnesota? A questa aveva già risposto Mary Tyler Moore tanti anni fa, e la sigla della serie è rigorosamente nella cover degli Hüsker Dü (già, come si fa a diventare una delle band più importanti di sempre nel Minnesota?)

Bonus track
Visto che su Spotify non si trova, ecco il video di ‘Container’, sigla di The Affair, che terminerà dopo cinque stagioni senza che nessuno abbia davvero capito la ragione per cui la guarda. A parte Ruth Wilson, naturalmente. E la canzone, fantastica, di Fiona Apple.

Anche se ogni stagione dovrebbe sempre chiudersi con una domanda la cui risposta è lasciata, ansiosamente, all’inizio della successiva, e avevo chiuso la scorsa stagione sulle serie tv nel dubbio se ci sarebbe stata una terza, stavolta posso già confermare che ci sarà una quarta. Anche perché neanche questa volta ho scritto di Taxi.

Correndo a vuoto su La Stampa

L’editore ha creduto nel romanzo “Correndo a vuoto” e ci crede molto anche chi lo ha letto in anteprima.
– La Stampa, 18 luglio

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Intanto continuano le presentazioni, oggi 18 luglio alla Biblioteca Civica di Casale M. e venerdì 20 ad Alessandria (Gabriele torna a casa).
E continua la campagna di crowdfunding editoriale sul sito della casa editrice Bookabook

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Correndo a vuoto

Gabriele, nato all’inizio degli anni sessanta: bambino nel 1967, il liceo e la passione per la corsa nel 1978. Due anni molto importanti, non solo per lui. E quando in classe a metà anno arriva Nora, tutto cambia.

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Gabriele è il personaggio principale di ‘Correndo a vuoto’, che sarebbe il mio libro, poi.

La pagina sul sito della casa editrice “bookabook”. Si possono trovare la “quarta di copertina”, un’anteprima (e si può preordinare):
https://bookabook.it/libri/correndo-a-vuoto/

Invece, la prima intervista, quella di CorriereAL