Wonder woman in un anno di sport

Anche il 2018 di Lettera 32 si è concluso con il bilancio dell’anno di sport, tra addii (Gigi Radice uno degli ultimi), ritiri come quello di Arsene Wenger dall’Arsenal, dopo quasi un quarto di secolo, o quello di Fernando Alonso dalla Formula 1 che rinuncia volentieri al suo pilota più interessante per lasciare ulteriore spazio a scialbi ragazzini paganti, tenniste belle (c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma al mio numero 1 rimane la Woz), giocate improbabili coronate dal gol in rovesciata di Michele Marconi che ci ha dato la vittoria nella Coppa Italia semipro.
marconi-rovesciata-300x199Come avevo scritto a caldo su Twitter: “dopo Marconi in rovesciata ho visto proprio tutto. Amen”.
A quelle storie ne aggiungo un’altra, il sentito “coccodrillo” (uno dei miei generi letterari preferiti) di una donna piena di coraggio.

Wonder Woman, quella vera

kittymattelEra minuscola Kitty O’Neil, non molto più alta dell’Action Figure che la Mattel le aveva dedicato alla fine degli anni settanta. Eppure quel metro e sessanta scarso, e quei poco più di quaranta chili ingannavano: il fisico di una donna che letteralmente non aveva paura di niente, e che ha fatto praticamente ogni cosa per dimostrarlo.
A quattro mesi una febbre altissima, orecchioni e morbillo avevano lasciato la bambina di Corpus Christi sorda. Non aveva però imparato a leggere i segni, sua madre Cherokee (il padre, che morì collaudando un aereo, era d’origine irlandese) la spinse a imparare a leggere le labbra, e intanto a suonare uno strumento musicale (e lei ne studiò due, piano e violoncello). Poco più che ventenne e destinata a partecipare alle Olimpiadi, specialità tuffi dalla piattaforma, sarà una meningite a cercare di fermarla.
Niente però poteva ostacolare Kitty, neanche le due dita amputate in un incidente durante una gara motociclistica, e ce ne mise un altro concorrente a convincerla a non ripartire per la batteria successiva, e andare invece all’ospedale a farsele riattaccare.
Quel pilota le salvò le dita e, purtroppo, la sposò pure. Duffy Hambleton era infatti un marito violento, che rispunterà nelle cronache quando ammetterà di avere accettato l’offerta dell’attore Robert Blake che lo aveva assunto per uccidere la moglie (una donna che era al decimo matrimonio, tutti con uomini facoltosi). Peraltro fu proprio la testimonianza di Hambleton, ottenuta in cambio della cancellazione di diversi reati, a permettere alla difesa dell’attore di ottenerne l’assoluzione in sede penale, in un caso da legal-thriller che aveva visto coinvolto anche il figlio di Marlon Brando, che sembrava fosse il vero padre del figlio che Blake aveva concepito con la donna prima delle nozze.
*****
Kitty stabiliva record di velocità: con gli sci nautici, con le motociclette, con le barche, più avanti anche con le automobili. C’è un filmato della volta che superò le 300 miglia con una funny car nel deserto del Mojave, per poi capottarsi più volte durante il secondo passaggio sul percorso di un quarto di miglio. Uscita illesa dalla Corvette distrutta, le immagini la mostrano mentre esce dai rottami e dice euforica al capo meccanico: Get Ky. Fix car. Fun! Do again.
Lei era diventata una stunt-woman, intanto. La più coraggiosa e la più brava naturalmente.

On every set, every show, everybody loved Kitty. She was a very beautiful woman, bubbly, positive, a little crazy. She never had fear. You wouldn’t want to ride in a car with her, though.
Su ogni set, in ogni show, tutti amavano Kitty. Era una donna bellissima, esplosiva, positiva, un po’ pazza. Non aveva mai paura. Non avresti voluto andare in auto con lei, però.

Wonder Woman, quella vera.
wonder-womanInfatti era proprio Kitty la controfigura di Lydia Carter, l’interprete della famosa serie televisiva, è proprio lei che in un episodio si lanciò dai quasi quaranta metri del Valley Hilton hotel, stabilendo un record che solo lei avrebbe potuto battere.
E lo fece, ovviamente, questa volta saltando da un elicottero, 55 metri verso un tappeto che visto dall’altro era “grande come un francobollo”, come commenterà dopo l’atterraggio.

Because I was deaf, I had a very positive mental attitude. You have to show people you can do anything.
Siccome ero sorda, avevo un’attitudine mentale davvero positiva. Devi dimostrare alle persone che può fare ogni cosa.

Si ritirò nel 1982, a trentasei anni. Troppi colleghi morti, o tossici come l’ex-marito da cui doveva sfuggire.
Lasciò Los Angeles, forse sperava di trovare finalmente l’uomo giusto per lei, ma questa fu l’unica cosa che la piccola ragazza sorda senza paura, pur capace di tutto, invece non riuscì mai a fare.
Kitty O’Neil è morta nel Sud Dakota il 2 novembre 2018.

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