La fine dell’estate

La fine dell’estate è arrivata più in fretta di quanto volessimo, canta John Prine.
E con la fine dell’estate, la fine dell’anno.
E con la fine dell’anno (accidenti, ero partito bene e ora sto per scivolare) la graduatoria delle più belle canzoni di questo 2018.
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L’olimpo della hit-parade 
Le prime tre, a mia insindacabile scelta, quest’anno sono:
Nina Cried Power di Hozier, che pure non adoro particolarmente, in duetto da brividoni lungo la schiena con Mavis Staples


Hangout at the Gallows di Father John Misty perché bisogna ammettere che Josh Tillman ha scritto la purissima canzone pop, quella che appena finita la rimetti subito sul piatto

Summer’s End di John Prine. Il buon vecchio John Prine ha fatto un disco magnifico, e questa canzone già splendida di suo si accompagna con un video assolutamente da guardare coi fazzoletti pronti: siccome un po’ di impegno non guasta, con la storia di nonno e nipotina che hanno perso figlia e madre per una overdose accende i riflettori sulla tragica crisi delle morti per oppiacei

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Le altre in classifica
Vi ricordavate quante canzoni nella hit-parade di Lelio Luttazzi? Io me ne ricordavo dieci e invece no, erano solo otto. Quindi le posizioni dalla quarta all’ottava:
#4 I Superorganism con Everybody Wants to Be Famous
#5 The Glands con Pleaser
#6 Courtney Barnett con Need a Little Time
#7 Cat Power con In Your Face
#8 I’m With Her con Overland
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Nell’estate

Confesso, sono stato diverse ore a guardare le numerose versioni live della canzone dei Superorganism, sempre più divertito, affascinato dall’originalità e ipnotizzato da Orono (che è un ologramma di sicuro).
Ho pensato cosa mi potessero ricordare, ho scartato Tubthumping dei Chumbawamba, ho scartato i Gorillaz e gli Sha-Na-Na. Alla fine quel che gli va più vicino, senza raggiungerli, è In The Summertime dei Mungo Jerry, secondo me.
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Dischi caldi di Giancarlo Guardabassi
Senza un ordine definito, tranne il “disco caldo” che è Wide Awake di Parquet Courts, più David Byrne dell’album che l’originale ha fatto uscire quest’anno.
florence-welch-too-fast-tattoo
Gli altri:
Big God di Florence + The Machine
Your Dog di Soccer Mommy
Make Me Feel di Janelle Monáe
Gonna Be A Darkness dei The Jayhawks
The One di Jorja Smith
Last Lion of Albion di Neko Case
Faceplant di Ruston Kelly
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Alla scrivania
superorganism
Sono imperdibili i concerti che si tengono alla scrivania di Bob Boilen della NPR, la radio pubblica americana. Proprio alla scrivania, eh, i musicisti in uno spazio angusto, di giorno, “senza rete” come si diceva con termine mutuato dal circo.
La serie si chiama appunto ‘Tiny Desk Concerts’ e i migliori del 2018 sono secondo me Florence + The Machine (il I’m sorry I’m shy di Florence Welch colora di fiori una prestazione vocale da pelle d’oca), i già citati Superorganism anche qui divertentissimi, il vecchio John Prine magico, due trii femminili acustici giovani giovani come Boygenius e I’m With Her, l’esordiente e in rapida affermazione Jorja Smith e The Weather Station che in queste classifiche c’erano un anno fa.
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Le puntate precedenti
Nel 2017 “UMILE.“, nel 2016 non l’avevo fatta chissa perché, nel 2015 la retrospettiva di “Negli specchietti retrovisori” e nel 2014 “IN REVERSE“.

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