Ventrale

Ho visto coi miei occhi saltare in alto due metri e 35 centimetri…
ventrale

Fanno bene gli Offlaga Disco Pax a celebrare Vladimir Yashchenko. Non che fosse un eroe “da terza internazionale”. Tutt’altro. Era semmai il più disorganizzato tra gli atleti che indossarono la maglietta con sul petto CCCP.
Io non ho mai visto battere un record mondiale dell’alto dal vivo. Però ho visto un altro salto da celebrare, e già su una tv a colori. Avevo 10 anni, e feci parecchio tardi quella sera (mia madre si arrabbiò, ricordo), su in montagna con i miei amici più grandi (e fu la Daniela a dire a mia madre di non arrabbiarsi, ricordo): perché vidi saltare in alto due metri e 30 centimetri… fosbury.
Anzi, una cosa che ho scoperto solo ora, andando a leggere la progressione dei primati mondiali del salto in alto è che, così come quello di Vladimir Yashchenko fu l’ultimo primato stabilito usando la tecnica dello scavalcamento ventrale, quello di Dwight Stones fu il primo record fatto usando la tecnica di salto dorsale del vincitore delle Olimpiadi di Città del Messico, quella specie di Leonardo della pedana, il Dick Fosbury che ha inventato il metodo che ha il suo nome e che è tutt’ora in uso.

Inciso: ho visto, in un gustoso “cinegiornale“, il filmato del salto con cui Brumel (che fu molto importante all’inizio della carriera di Yashchenko) fece uno dei suoi primati mondiali, all’inizio degli anni sessanta. Si atterrava ancora su un sottile strato di segatura, o sabbia. Non fossero arrivati gli spessi materassini di lattice, lo stile di Fosbury non sarebbe stato possibile.

stones4Dwight Stones, con i suoi capelli lunghi, le collanine e la maglietta con sul petto Topolino, con il modo che aveva di andare in pedana, ci sembrava un atleta diverso rispetto a quelli che vedevamo abitualmente, e perfetto per noi ragazzi, perfetto per quell’America liberal allora di moda, quella – ad esempio – che amavamo nei film definiti “altra Hollywood”.
Altro inciso: domenica ho partecipato anch’io al dibattito twitter sull’italiano Tamberi da cui ci si aspettava una medaglia o almeno una buona prestazione in un evento – i Mondiali 2015 svoltisi a Pechino – in cui i nostri hanno, per dirla francamente, fatto schifo. Il ragazzo, che quest’anno ha saltato un notevolissimo 2,37 è invece finito in fondo alla classifica, e si è contraddistinto solo per gli atteggiamenti divistici (tra cui una barba rasata a metà, citazione di Peter Hammill quasi certamente involontaria): insomma è sembrato un altro atleta italiano che fa il modaiolo da reality e cerca di farsi notare, purtroppo (come succede la maggior parte delle volte), solo per aspetto e stravaganza, non per i risultati ottenuti (su twitter io ero tra quelli che lo accusavano di essere “solo un altro balotelli”, perché lo strano lo puoi fare se sei anche forte e lo dimostri, altrimenti faresti meglio a pensare – nel caso specifico – a saltare bene quando conta, non all’aspetto che hai quando ti vedono in tanti sui media).

Che poi, l’atleta davvero diverso rispetto a quelli che vedevamo abitualmente, soprattutto con addosso la maglietta con su scritto CCCP, era Yashchenko:
Aveva un’aria bohemién, capelli lunghi e scompigliati con un taglio alla moda, e un’espressione stranamente svagata. Niente a che vedere con lo stereotipo dell’atleta sovietico: anonimo, freddo e preciso come un automa. Lo studente di educazione fisica Vladimir Ilych Yashchenko, Volodja per gli amici, già noto nell’ambiente per la propria disorganizzazione congenita, sembrava un’anomalia in quella squadra militarizzata” scrive di lui in un bell’articolo Giuseppe Ottomano (che ha scritto anche un libro, su Volodja).

1912_George_HorineIl primo a superare i due metri fu un professionista, quindi il suo nome non compare nell’elenco dei record. Si ripeté due volte, in un circo, di quelli che all’inizio del ventesimo secolo portavano in giro per il mondo fenomeni che altrimenti nessuno avrebbe potuto vedere, da Bufalo Bill (passò addirittura da Alessandria), all’elefante Jumbo al meno celebrato inglese Baked (così si chiamava il saltatore). Il primo dilettante arrivò allo stesso livello una dozzina di anni dopo di lui. Fu un altro che inventò un nuovo metodo per superare l’asticella, Geoge Horine, e saltò 2 metri nel 1912. Il suo scavalcamento, definito “costale”, è un prozio del ventrale.
C’è un altro atleta che avrebbe stabilito un primato mondiale memorabile, in tempi ben più recenti, il cui nome non compare nel libro dei record. Perché è… cinese. Anche la storia di Ni Chih-Chin è piena di fascino, dalle grandi promesse degli anni sessanta, pur non potendo competere con gli altri campioni perché la Cina “popolare” era fuori dalle manifestazioni ufficiali, alla pausa forzata negli anni in cui Mao lanciò la rivoluzione culturale, quando ciò che non era “servire il popolo” era revisionismo borghese o attività controrivoluzionaria. Anche fare atletica.
Ni Chih-Chin potè tornare alle gare nel 1970, e stabilì il (non) record davanti a 80.000 spettatori, saltando il 2,29 che superava il 2,28 di Brumel in una gara rigorosamente cinese, inesistente per la federazione mondiale.

Insomma, si parla di Stones e di Yashchenko o si divaga, qui?
E poi: perché quei due, sono stati più bravi di Baked che saltava nel circo, degli inventori Horine e Fosbury, di Brumel, del cinese Ni Chih-Chin, di Sotomayor che ha saltato 2,45 più di dieci anni fa e il record è ancora suo?

Stones e Yaschenko ci affascinano più degli altri per…
Per il banale motivo, intanto, che erano loro la nuova generazione quando io e tanti altri bambini li vedevamo saltare in alto.
Perché usavano, contemporaneamente, due stili completamente diversi, e capita raramente di vederlo nello sport.
Perché uno era sovietico e l’altro americano, e allora c’era davvero la guerra fredda, persino nello sport.
Perché uno poteva sembrare di certo americano, ma l’altro, quello con sul petto CCCP, sembrava anche più americano di lui (precorrendo i tempi).
Perchè furono due campioni, di certo, ma non furono dei “vincenti”.
Per dire: nessuno dei due ha mai vinto le Olimpiadi, anche se erano stati i favoriti.
Che poi, non si sono mai neanche trovati a fare la stessa gara, neanche una volta (e qui può partire il solito giochino: chi avrebbe vinto, Stones o Yashchenko?).
Per le loro storie, che vale la pena ancora oggi di ripercorrere.

Stones il record lo batte tre volte, in tre anni, e sette volte quello indoor nello stesso periodo. Quando lo vedo saltare in alto due metri e 30 centimetri non ha ancora compiuto vent’anni.
volodya2Yashchenko il record lo toglie a Stones in un incontro giovanile, negli Stati Uniti, quando ha da poco compiuto diciott’anni. Si migliora una volta, e indoor fa il record due volte in una stessa sera, la famosa gara di Milano quando il cantante degli Offlaga Disco Pax lo vede coi suoi occhi saltare in alto due metri e 35 centimetri… ventrale.
Stones salta il fosbury perché così si fa, dopo Dick Fosbury. Oltretutto il fosbury è certamente occidentale, anche perché è tecnicamente più veloce da imparare del ventrale.
Yashchenko salta ventrale perché ha la scoliosi, e perché nell’URSS i maestri insegnano ancora quello stile, lo stile del suo idolo Brumel.
Stones alle Olimpiadi vince il bronzo a Monaco 1972 quando è un debuttante, solo l’argento a Montreal quando è il favorito, anche perché piove e ha tutti contro dopo una battuta infelice sui franco-canadesi, poi riesce a tornarci quando lo danno per finito, a Los Angeles 1984. Si qualifica vincendo i “trials” dove batte il primato americano, ma alle Olimpiadi è solo quarto: storia stelle-e-stisce senza il lieto fine.
Yashchenko è il favorito (anzi: il super-favorito, come si dice) per Mosca 1980, ma alle Olimpiadi non ci arriva proprio, perché allenatori e dirigenti lo costringono a un ritmo di allenamenti e gare che gli distrugge il ginocchio di quella gamba sinistra che aveva un’elasticità stupefacente, un’elasticità che tutti gli interventi chirurgici non gli restituirono più.
Come detto Dwight Stones sfiora il clamoroso ritorno al successo. Vladimir Yashchenko no. Yashchenko gareggia un’ultima volta nel 1983. È rapato a zero causa servizio militare. Ha già troppo alcol nel sangue. Salta solo 2,15 poi lascia la pedana. Definitivamente.
Fine delle storie sportive di Dwight Stones e di Vladimir Yashchenko.

Bonus: e dopo? Che gli succede, dopo?
Il destino di Vladimir Yashchenko, quello che quando era ai vertici preferì restare nella sua città natale (ora in Ucraina) anziché trasferirsi a Mosca con tutti gli agi concessi agli atleti, lo avete già immaginato, vero?
Il ritiro annunciato dalla Tass con un dispaccio di una sola riga, il suo grande appartamento ritirato dallo stato, il trasferimento in periferia, i problemi fisici, la pensione da atleta, 250 Grivnie ucraine al mese (meno di 100 euro), la cirrosi… Vladimir Yashchenko è morto quarantenne.
Dwight Stones (come pure Dick Fosbury) ha la tipica, pacifica vita dell’ex-atleta americano, è nella Hall of Fame, fa il commentatore televisivo.

E gli altri?
Il destino di Ni Chih-Chin è tipicamente cinese, invece: la classica carriera da burocrate di partito, poi negli anni novanta la caduta in disgrazia per la classica accusa di corruzione, il carcere e il classico, cinese, oblio. Nessuno nel suo paese oggi ricorda il suo salto del 1970.
Anche Valeriy Brumel, l’idolo di Yashchenko, aveva dovuto smettere di saltare giovanissimo, appena ventitreenne, per un incidente motociclistico e dopo aver rischiato l’amputazione del piede. Così non gli riuscì mai di raggiungere quelle misure che i suoi allenatori gli “vedevano” (erano certi che sarebbe stato il primo oltre i 2,30). Nel frattempo, perlomeno, era stato argento a Roma e aveva vinto le Olimpiadi di Tokyo.
Curiosamente un incidente al piede (almeno bizzarro: glielo schiacciò un ascensore) aveva troncato anche la carriera dell’americano John Thomas, cui il sovietico Brumel aveva tolto (nel 1961) il record mondiale (una specie di passaggio di record come quello tra Stones e Yashchenko, ma assai meno affascinante, e ricordato).
Infine, come detto: il record mondiale è tuttora di Sotomayor e, come molti record dei concorsi di atletica leggera dura da parecchi anni. Lui lo detiene dal 1988, e nessuno mai, nella storia, è stato primatista di salto in alto così a lungo. È lui il più grande di sempre o questo può far pensare anche per il cubano a qualche rapporto con sostanze dopanti? Beh…

Vladimir Yashchenko saltò l’equivalente in altezza di una cabina telefonica. L’illustrazione sulla prima pagina del giornale sportivo era appunto questa cabina telefonica con il fotomontaggio di Vladimir che la saltava.
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